Stay with me

What scares me the most is not my cellulite, neither my wobbly stomach. I am not afraid of you seeing the fat around my body and neither is introducing my son to you. What I don’t want you to know and see and touch is the mental burden I carry with me all the time. I fear the moment I will tremble and start crying for no apparent reason. I worry about the moment I will have to talk to you, telling you all my story. I can’t ignore it, I want to change but I can’t avoid all this bad inheritance. Your lack of understanding concerns me, as well as your judgement. Will you belittle my suffering or will you accept it and stay strong with me?

Waking up, dressing up, going to the gym, all of these actions may look effortless to you, not to me.

I am good and I do my best to stay mentally and physically strong, I just want you to know that sometimes, somedays even the simplest action takes a lot of energy and effort.

No matter who you are, stay with me, not down but up, always up, on the side of the mountain where the path gets tougher stay with me.

Life, a little bit easier.

​So, I’ve just left Edinburgh and I am thinking about what this trip has taught me.

Here’s a few of the lessons:
If you feel like you need to do something otherwise you will regret it for your entire life well, just fucking do it. 

If you’re a mom and you love your child,  take some time off and dedicate that to yourself,  just you…a happy mom  means a happy kid.
If you’re impulsive and hammerhead like I am: first think then do.
Don’t let vengeance and rage guide your decisions. 
Believe in yourself and don’t listen to those who don’t believe in you.

Don’t ever listen to negative people: they can’t even see the grey shades, verything is just black for them 
Be patient.
Please, be patient.

Know your instinct, we all have one but you need to analyze it and in the end it’ll be your friend and not you enemy.
Talk to your friends or anyone else who you esteem, about your projects and desires. 
These “lessons” could sound stupid or granted but believe me they are not. Once you truly understand them…your life is going to change.

Ahaha,  no, that’s not true but it gets better, promise.

Cheers,
Carolina 

Morning

I like waking up early.

No-one is around except for the hard working merchants.

The city is still wrapped up in the cold night and my brain can finally enjoy some peace.

I wish my head could turn off even when I am awake but unfortunately this morning I happened to think about respect.

How do I define Respect?

And how many types of respect exist?

So, while I was walking amid the streets of my city I focused on the respect as a parent towards my child.

Respecting my child means not to take advantage of his weaknesses against my emotional superiority or better, consciousness.

I am aware we are two different human beings and I really want my child to express himself as much as he wants to. Of course I will teach him what is good and what is bad according to me but I want to do my best in order to let him blossom in freedom and love.

When I was younger I didn’t have the opportunity to feel accepted or to feel free.

Don’t get me wrong, I had food, a house and a family but the emotional abuse I have suffered has influenced my life a lot.

I don’t want to do the same mistake and I would like to make a little yet precious reminder: don’t underestimate emotional abuse, it can affect your whole life if you don’t do anything about it.

You need to be aware of the importance of your emotional health.

Morning sun started to look timidly between the buildings, time to get back to everyday life.

With love,

Carolina

Tentazioni – Temptations

Dopo una lunghissima pausa dal blog, con quale argomento riprendere se non le tentazioni?

Dal latino temptare, tentare, di per sé questo termine non ha alcuna accezione negativa, tuttavia con l’avvento della nozione di peccato ha assunto un significato diametralmente opposto.

Ogni giorno sin da bambina mi scontro con quelle che io definisco tentazioni: cibo, sesso, shopping, alcol, sigarette e soprattutto pigrizia.

è frustrante vivere una giornata nei miei panni a meno che non si capiti in quei giorni in cui cedo a tutte le tentazioni.

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“Trittico delle tentazioni di Sant’Antonio” (dettaglio anta sinistra) – Hieronymus Bosch

Ciò che realmente è frustrante non sono le tentazioni stesse ma è il mio continuo rimuginare su di esse: queste sono veramente tentazioni? Sono tentazioni solo se eccessive? Se sì, quando sono da definirsi eccessive? I miei dubbi sono semplicemente una conseguenza della mia educazione cattolica o sono laicamente legittimi?

Anche gli altri pensano quello che penso io?

Qual è la vostra definizione di tentazione?

Quando abbandonate voi stessi alle tentazioni?

Nutrite dei dubbi sulla loro  presunta natura maligna?

Gradirei leggere un po’ di vostre risposte.

Con affetto,

Carolina

 

After a really long break from blogging, I’ve decided to write about temptations, in English.

I’ll start writing more in English because I think it’ll give me the opportunity to know more blogs and bloggers, I would love to connect more.

Temptation comes from Latin temptare and can be translated as “to try” or “to give sth a chance”. Initially there wasn’t any negativity connected to this term, it acquired an evil meaning after the concept of sin was born.

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“Temptations of St. Anthony” (detail) – Hieronymus Bosch

Everyday since I was a child I’ve been struggling with what I define as temptations, such as: food, sex, shopping, alcohol, cigarettes and above all laziness.

I guess stepping in my shoes  (besides the days where I give in to all temptations) must be frustrating even just for one day.

But what’s really disturbing is not the temptation itslef, it’s my dwelling on it: is this actually a temptation? Or is it a bad thing only if I took it to an extreme level? If yes, then where can I or anyone else put the line between regular and extreme? Do all these doubts arise from my catholic background or are they “securarly” acceptable?

Do others go through all these questions too?

Do you?

What’s your personal definition of tempation?

When do you let yourself give in to tempations?

Do you have any doubts regarding its evil nature?

I’d love to read your answers and opinions.

Love,

Carolina

P.s.

Forgive my English, thank you!

 

 

 

Tenerezza

In questi giorni mi sono imbattuta spesso e per puro caso, nella parola “tenerezza”.

Un articolo di una rivista, un prete e il suo sermone domenicale, persone e me stessa.

Non ho molti ricordi legati all’infanzia ma ricordo bene che da una manciata di anni ad oggi ho sofferto molto l’incomunicabilità umana e il contatto fisico con le persone adulte, siano esse uomini o donne.

Ma soffermiamoci un attimo sul concetto di tenerezza:

la tenerezza implica umiltà e non amore, essere teneri con qualcun altro non significa amarlo perdutamente: scambiarsi gesti e parole teneri significa Sentire l’altro.

“Io ci sono e ti sento. Sento il tuo dolore, sento la tua gioia e desidero condividerli con te pienamente, senza alcuna falsità; metto da parte il mio orgoglio e la mia vita per alcuni momenti.”

Tenerezza è amare e rispettare i più deboli. Non tollerare. Rispettare.

Prendersi cura di coloro che si trovano in una situazione di debolezza anche solo per qualche momento, è esprimere tenerezza.

Non è per lodarsi, non è per pietà, è per umanità. Quell’umanità intrisa di sensazioni, pulsazioni, istinti, emozioni. Un’umanità che sente e vuole sentire se stesso e l’altro.

Nella mia esperienza personale ho incontrato alcune difficoltà con la tenerezza all’interno di relazioni amorose.

Fino ad oggi non ho mai considerato l’equilibrio come una qualità che si costruisce col tempo, per cui bisogna lavorare sodo per ottenerla. Ero e talvolta sono un fiume in piena e i momenti di tenerezza si alternavano ad una freddezza glaciale degna della matrigna di Cenerentola. Così facendo ho vissuto i momenti teneri come una falla nel sistema, una caduta imperdonabile nell’abisso incontrollabile dei sentimenti, del sentire. Tutto questo è dipeso anche dal fatto che l’oggetto delle mie attenzioni tenere ha interpretato queste ultime come segno di dipendenza e incapacità di affrontare la vita per conto proprio.

E così mi sono chiusa in me stessa, rifiutando qualsiasi tipo di contatto umano genuino e positivo.

Ora mi ritrovo in una fase della vita che io amo chiamare “healing”: curo me stessa liberandomi di tutti questi concetti che non mi fanno vivere bene con me stessa, che non mi rendono libera di poter sentire.

Ed è in questa fase della mia vita che ho scoperto una nuova sfaccettatura della tenerezza, quella verso se stessi.

Siate teneri con voi stessi, imparate a non giudicarvi troppo duramente e a non focalizzarvi solo sul vostro dolore. Concedetevi dei momenti di pura tenerezza sensoriale e spirituale.

Perché è vero che l’amore non fa parte della tenerezza ma la tenerezza fa parte dell’amore e su questo non ci piove!

 

Good night!

 

Carolina

 

VI

Il primo giorno costeggiando le rive del Loch Lochy mi sono fermata nei pressi di una casa per chiedere un po’ di acqua.

Famiglia molto diffidente, giustamente. Mi domando come sia vivere nel bel mezzo del bosco distanti da quei grandi grovigli di persone che abitano le città. Un po’ li invidio, un po’ no.

Mancano meno di 5 km a Invermoriston.

Pensieri negativi che offuscano tutta la giornata.

Prendo, vado via da tutti e tutto ciò che conosco ma emozioni, opinioni e idee sono radici ben piantate nel mio cervello.

Non puoi scappare da te stessa. Puoi prendere un aereo e camminare per giorni da sola nei boschi scozzesi in autunno senza uno stralcio di mappa. Vuoi essere come un vascello tra le fauci della tempesta. Sì, largo all’immaginazione romantica. Largo alla solitudine. Largo al selvaggio, alla bellezza.

 

 

Vecchie considerazioni su Venezia

È mezzanotte a Venezia.

Venezia è immobile, nessun uomo cammina, nessun uomo respira.

L’unica cosa viva pare sia la nebbia, fluttua come respiro caldo.

Nella nebbia di Venezia si genera la vita. Salendo sempre di più finisce per avvolgere la città, per stringerla nel suo respiro soffocato. Ma continua ad essere immobile. Nessuno cammina, nessuno si muove. L’aria che fuoriesce dalla mia bocca si mescola al turbinio della nebbia, morto. Ogni uomo nella strada che è Venezia trattiene il proprio respiro diventando impalpabile, nella nebbia. Nessuno cammina, nessuno respira. In questo odore umido, il mare si rende schiavo sotto la nebbia pesante, rorida. Rimane immobile guardando come madre ciò ch’egli stesso ha generato.

Venezia è irrequieta dietro la nebbia.

Filtra luci e topi ma non i rumori.

Venezia suona una melodia che ancora comuni orecchie non sanno ascoltare.

Venezia ciò che più adoro di te è la notte.

È questa campana dal suono ovattato che è nella nebbia e per la nebbia.

È il silenzio tombale che impercettibilmente cala, scorrendo per le tue arterie, scivolando per le tue vie.

Venezia ciò che più adoro di te è questo gabbiano e il suo suono sgraziato e sgradevole che attraversa il tuo arco.

Ciò che odio di te è la gente che ti cammina, che ti guarda, che non ti ascolta.

Venezia, amore mio, vorrei averti solo per me, io e te, nessun altro.

Allora sì che ti amerei, ti bacerei. Finché sarai con gli altri io non potrò amare come desidero.

Sempre e sola.